storia

Veduta del Castello di Drugolo in una stampa ottocentescaVeduta del Castello di Drugolo in una stampa ottocentesca. (Archivio fotografico Giancarlo Pionna)

Il castello di Drugolo ebbe come primo proprietario storico un certo Rataldo Averoldo al quale, secondo il Cenedella, fu donato nel 962 da Ottone I di Germania reduce dall'incoronazione romana. L'Averoldo veniva in pari tempo investito "dei proventi e diritti di Padenghe e Maguzzano per cui la famiglia Averoldi prese il nome di Averoldi Padengoli. Controversa è anche l'origine del nome di Maguzzano che deriva la sua importanza storica dal celebre convento del quale pure è ignota la data esatta di fondazione e il cui territorio andò via via estendendosi. Più tardi nel secolo X il monastero fu incendiato e poi dai padri riedificato fíno a raggiungere verso la fine del secolo XVI la sua massima estensione. Un monastero femminile esisteva nella località oggi detta della Madonna della Scoperta che nel sec. XII si chiamava Fontana Coperta. Il monastero era legato e soggetto alla canonica di S. Paolo di Venzago. Nel territorio si estendeva quindi lentamente l'opera delle istituzioni religiose e del monachesimo che contribuirono a rendere più sicuro e abitabile il territorio. Oltre agli importanti monasteri di S. Zeno di Verona e di Santa Giulia di Brescia, nel territorio gardesano oltre ai già citati S. Maria di Maguzzano e S. Maria di Fontana Coperta (la Scoperta), sorsero la Badia Vallombrosa di S. Vigilio di Lugana e le case religiose di S. Cipriano, di Castel Venzago e altre minori di cui restano i nomi nelle varie frazioni del territorio lonatese. Lo stesso culto di S. Martino, di S. Zenone, di S. Giulia, come ha scritto P. Guerrini, è indice sicuro delle benefiche influenze del monachesimo anche in questo territorio che, essendo stato assegnato in gran parte al Monastero di S. Zeno a Verona, è passato sotto la giurisdizione ecclesiastica del Vescovo di quella città. Il ripetersi di incursioni militari, il bisogno di più rapidi commerci portarono progressivamente ad abbandonare l'antica strada romana per un nuovo tracciato, facendo sì che il centro abitato di Lonato si spostasse progressivamente più a sud, sulle pendici più meridionali del colle Rova che offriva maggiori garanzie di difesa. Per un certo periodo, quindi, all'agglomerato urbano di Lonato attorno alla Pieve di san Zeno, se ne affiancò un altro nella posizione attuale, entrambi protetti da un castello. Se è provato dallo Schiapparelli e da altri che il conclamato diploma di Berengario del 13 maggio 909, che dava il permesso a Lupo Arciprete, Troilo Volongo e Panfilo de Lanteonis di erigere le mura e torri, è un falso storico, si può tuttavia presumere che dove è oggi la Rocca siano sorte fin dal sec. X fortificazioni a difesa dalle invasioni ungare. Recenti ritrovamenti confermerebbero l'ipotesi. Nei secoli XI e XII ebbero successivamente diritti in Lonato i Vescovi di Verona, i Conti di Montichiari e il Comune di Brescia. Fermatosi sul Garda il 23 settembre 1184, Federico Barbarossa concedeva al vescovo di Verona Tebaldo ampi diritti su territori bresciani fra cui quelli di Lonato e di Maguzzano. Gli storici vogliono Lonato schierato in campo imperiale e ghibellino. Ciò che sembra sicuro è che il Barbarossa trovò già formato da tempo il comune lonatese tanto che ai consoli Boniolo Tonso e Giovanni Bono, presentatisi a lui a nome dei "devoti e fedeli uomini di Lonato", egli conferma, fra l'altro, i privilegi avuti, probabilmente già codificati in statuti. Pur estendendosi e moltiplicandosi nel territorio nuovi centri abitati, la sede della Pieve era rimasta invece per secoli ancora sul colle di S. Zeno dove, sembra proprio nel sec. X, la primitiva chiesa dedicata al santo vescovo venne, secondo la tradizione, distrutta e poi riedificata per essere ricostruita nel sec. XIV nella forma attuale. Nel 1184 essa è nominata assieme al "vecchio castello" e ad altre pertinenze, in un altro discusso documento, la bolla con la quale Papa Lucio III conferma i beni patrimoniali della pieve di S. Zeno. Nel sec. XIII Lonato è una delle pedine nella lotta fra Guelfi e Ghibellini. Giovanni da Casaloldo nel 1213, rifiutando la pacificazione ristabilita tra le fazioni dal vescovo di Brescia Alberto da Reggio, si fortifica in Lonato, molestando Brescia tanto che il vescovo, in forza della carica di podestà conferitagli per mantenere la pace, si vede costretto a ordinare a Lotaringo Martinengo di scacciare da Lonato, indebitamente occupata, Alberto di Casaloldo. Si vuole che i Casaloldo abbiano avuto prevalenza su Lonato anche alcuni decenni più tardi, quando nel 1237 si schierarono con Federico, richiamando su di loro le ire di Ezzelino da Romano. Si accenna a Lonato, inoltre, nel 1267, a proposito di vendette dei paesi della Valtenesi e circa cinquant'anni dopo, nel 1317, di stermini nelle guerre di Cangrande della Scala contro Cavalcabò. Ma sono illazioni di notizie storiche più generiche e senza riferimenti specifici. Intanto, nel territorio sono andati formandosi altri gruppi fortificati come Venzago e Drugolo. Fino al sec. XIV Lonato risulta un insieme di piccoli borghi o ville abbastanza fortificati gravitanti attorno alla pieve di S. Zeno, mentre nel borgo nuovo, sul colle Rova, viene forse eretta, per comodità della popolazione, una chiesetta in cui venne probabilmente posto il fonte battesimale, come sembra indicare la dedicazione a San Giovanni Battista.

CONTINUA>>