Storia

Il nome ha assunto col tempo, nei documenti giunti fino a noi, diverse forme: Lionam (nel 774 e nell'887), Leonium, Leunato( 977), Lunatus (1109 e 1167), Lunadium, Lonadu e Leonadu (1184), Leonatum dal sec. XV in poi. Lo Zambelli, confortato da tradizioni locali, propendeva a credere che il primo nucleo del paese, o almeno quello romano, fosse su Monte Mario, un km a sud dell'attuale abitato dove, nel 1816, vide una lapide che non poté però leggere, e rinvenne oggetti anche di rame simili a quelli visti in musei romani. Ritrovamenti recenti hanno certamente confermato a Monte Mario, come in altri luoghi, l'esistenza di numerosi insediamenti romani. Pur prescindendo dall'iscrizione di Monte Mario, dedicata ad un Caio Mario figlio di Publio Fabio Quinto, cui accenna la Caprioli, qui, si deve tener presente che, oltre a numerose tegole ed embrici, nel marzo 1814 vennero trovati un "bellissimo mosaico", che rivelava l'esistenza di un'abitazione di una certa importanza, un sarcofago e molte monete specie del periodo imperiale. Le diverse fonti che abbiamo sotto mano ci portano a concludere che l'attuale centro non corrisponde a quello antichissimo cui si riferiscono i primi documenti storici. Secondo lo storico lonatese J.A. Cenedella, l'ubicazione di Lonato antica si deve ricercare più a nord dell'attuale centro abitato di circa un km, attorno alla Pieve di San Zeno, e questo è confermato, come ha egli scritto, "dai molti ruderi che si scoprono quando si fanno escavazioni per piantare gelsi o si fanno fossi". La tradizione del resto è concorde nell'affermare che il centro dell'antico paese era oltre l'attuale chiesa di S. Zenone e che si trovava presso un'altra chiesa posta nelle vicinanze di un castello delle cui mura si trovano ancora le "pietre assai grosse". Il Cenedella prosegue sostenendo che queste opinioni tradizionali si possono desumere dal ritrovamento di molti materiali con i quali è costruita la stessa chiesa, che fu distrutta nel 1339 e successivamente ricostruita, e da un muro romano. Nel IV secolo i missionari del Vangelo, forse inviati dal vescovo di Verona S. Zeno, portarono fra le sparse popolazioni delle lone e delle colline la buona novella, giungendo a quella che solo un secolo prima doveva essere una importante mansio. In suo onore, nel sec. V, veniva eretta una chiesa intorno alla quale sorsero case e vennero erette mura assieme ad un piccolo castello. Fu questa la sede della Pieve di Lonato che, come sede del fonte battesimale e di un collegio di sacerdoti, col passare dei secoli allargò la sua giurisdizione religiosa ad una zona più vasta, divenendo sede anche di magistrature locali, di difesa e di mercati. Fotografie aeree eseguite negli anni sessanta hanno messo in evidenza nella zona di Colombare e delle Pozze, ai piedi della collina sulla quale sorge l'antica chiesa di San Zeno, le linee perimetrali di un grande edificio con abside. Giustamente Lino Lucchini si è chiesto se sia esistita nel luogo un'antichissima chiesa paleocristiana. Niente si può dire, se non per testimonianze indirette o generiche, della situazione del territorio sotto Teodorico, durante le guerre di Narsete ecc. La leggenda vuole che, passato il territorio di Lonato al dominio longobardo, nel sec. VIII vi fossero edifici di notevole valore, come dimostrano frammenti pubblicati da Panazza e Tagliaferri. Del resto un frammento di scultura del VII secolo murato sulla fronte della Casa del Podestà conferma la leggenda. Notizie scarne ci giungono dal Cenedella il quale assicura che don Antonio Barzoni lasciò copie di un'iscrizione sepolcrale di Ansualdo Gasindo di Agilulfo, re dei Longobardi, il quale morì il 12 aprile 614 e ordinò di essere sepolto nella chiesa di S. Giovanni Battista . L'antica Pieve di S. Zeno, come scrive nella sua opera P. Andrea Parolino, doveva comprendere anche quella più antica di S. Giovanni Battista: "Si deve ancora credere" - si legge nel Parolino - "che vi fosse la chiesa di San Giovanni Battista unita alla Collegiata, come si vede dal sigillo del Capitolo in cui si contengono li SS.mi Zenone e Giovanni Battista Protettori". Il primo documento che forse accenna a Lonato è il diploma di Carlo Magno del 16 luglio 774 che dona al monastero di S. Martino di Tours alcune terre bresciane fra le quali compare quella di Lionam. Da allora in poi il suo nome ricorre con notevole frequenza nei contratti fra curie, vescovi, monasteri e abbadie. La fine del sec. VIII vide altre rovine per opera degli Unni che, sconfitti da Sigifredo nella Selva Lugana, assediavano poi il vincitore nel Castel di Venzago, l'uccidevano e davano fuoco a tutto il territorio vicino. Segno della dominazione longobarda è il nome di Centenaro, frazione di Lonato, derivato dalle centene riguardanti il numero degli uomini atti alle armi e dal fatto che le sculdascie longobarde, formate di cento fare (gruppi di famiglie), erano governate da un "Centenaro". Sono di origine longobarda anche i nomi di Gazzo e Venzago. Nel 977 poi Berta, badessa del monastero di S. Giulia, permutava con Riccardo da Lonato alcune terre anche in Leunato. In documenti del 1260 vi è testimonianza di una antica "curtis Malochi" in contrada Fochini e di un Turrellus che vende terra a certo Castiano, dichiarando di vivere ancora secondo lege longobarda. Tra le località del comune che ebbero la loro parte, talvolta cospicua, negli antichi tempi, nella storia bresciana in genere e lonatese in particolare, conviene citare Castel Venzago e Drugolo, mentre dal lato religioso sono da segnalare Maguzzano e Madonna della Scoperta. Castel Venzago, di antichissima costruzione, che la tradizione vuole distrutto dagli Unni ai tempi di Sigifredo conte di Brescia nel secolo IX, fu subito ricostruito ed in seguito distrutto, nel 1241, dalle milizie bresciane di ritorno dal soccorso di Ferrara, le quali, secondo quanto narra l'Odorici, "dato l'assalto alla Rocca, ne la abbatteron dalle fondamenta".

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